ginecologa
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L'IMPORTANZA DELL'ALIMENTAZIONE NEL PRIMO TRIMESTRE

alimentazione in gravidanza

E’ di fondamentale importanza curare la propria alimentazione fin dall’inizio della gravidanza, senza però cadere negli eccessi.
Per nutrirsi correttamente è infatti sufficiente seguire alcune regole alimentari semplici e di buon senso, tra cui:

  • evitare di mangiare carne cruda o poco cotta;
  • cuocere sempre le uova e lavarle prima di cucinarle;
  • si possono mangiare formaggi, latte e latticini freschi e sempre pastorizzati;
  • evitare sushi, pesce crudo e molluschi;
  • non mangiare salmone affumicato crudo;
  • lavare con grande cura e controllare la verdura e la frutta;
  • non mangiare i salumi crudi.

IL CALCOLO DELLE SETTIMANE DI GRAVIDANZA

Una gravidanza dura in media 40 settimane, ma in condizioni di benessere materno-fetale, può protrarsi anche fino a 42 settimane, ma già a partire dalla 37° settimana, la tua gravidanza sarà considerata a termine.
I polmoni del bambino sono generalmente formati e pronti per poter respirare autonomamente a partire dalla 32° settimana.

ATTENZIONE ALLA TOXOPLASMOSI

La maggior parte di queste regole servono a scongiurare il pericolo di contrarre la toxoplasmosi, un’infezione causata da un parassita diffuso in particolare fra gatti ed uccelli. Nel caso in cui nella vostra casa viva anche un felino, è bene prendere alcune semplici precauzioni, tra cui: evita il contatto degli alimenti con insetti, non toccare la terra di vasi e piante, utilizzare i guanti per cambiare la lettiera, educare il proprio gatto a non saltare sul tavolo o leccare zone della cucina dove potresti poggiare del cibo.
Ultima regola: lavarsi con frequenza le mani e non metterle in bocca.

I TEST DI SCREENING DEL FETO

Oggi esistono molti tipi di test, dall’ ecografia del feto ai prelievi del sangue materno, che consentono di rilevare il rischio di patologie cromosomiche. Le statistiche parlano di una possibilità su 100 di partorire un bimbo con handicap fisici o mentali, correlato ad anomalie cromosomiche, come la sindrome di Down.
Questi test non sono invasivi, ma no garantiscono certezze perchè offrono risultati variabili in funzione della sola età materna, per cui a volte rilevano casi di falso positivo, quindi il test può risultare negativo anche in presenza di un difetto cromosomico. In caso di esito positivo però, è consigliabile accedere ai test di diagnosi prenatale.
Nel caso in cui tu decida di sottoporti al solo test di screening, devi essere disposta ad accettare un risultato di probabilità e non di certezza e che se dovesse fornirci un rischio aumentato, sarai disposta ad effettuare un test invasivo.
Per avere la certezza che il feto non presenti anomalie è necessario ricorrere alla villocentesi o all’amniocentesi.

Test combinato

Tra le varie metodiche, consiglio il Test Combinato, erroneamente chiamato Bitest, ossia la valutazione della traslucenza nucale fetale, mediante ecografia tra la 11+0 settimane e la 13+6 settimane.
L'esame è associato ad un prelievo di sangue materno in cui si dosano due proteine, la PAPP-A e la freebeta HCG, prodotte dalla placenta, che si trovano in quantità alterata in caso di feti affetti da sindrome di Down.
In alternativa c'è il Triplo Test, il quale misura la concentrazione nel sangue di tre proteine, l’alfafeto proteina, la gonadotropina corionica e l’estriolo non coniugato. In associazione con un’ecografia per determinare la corretta epoca di gravidanza, corregge il rischio prenatale di avere un feto affetto da sindrome di Down derivato dalla sola età materna.

Il SA.FE TEST

Il SA.FE TEST è un innovativo test di screening non invasivo,che garantisce un’affidabilità superiore al 99,9% nel rilevare la trisomia 21, di 99,7% nel rilevare la trisomia 18 e del 87% nel rilevare la trisomia 13.
Si tratta di un’ analisi diretta del DNA libero fetale presente in circolo nel sangue materno a partire dalla 5° settimana di gravidanza e viene effettuato con un prelievo di sangue alla madre alla 11° settimana e successivamente analizzando con un processo tecnologico avanzato le sequenze di DNA fetale per valutare la presenza di eventuali aneuploidie.

Diagnosi prenatale

La villocentesi e l' amniocentesi sono invece tecniche invasive che prevedono l’inserimento ecoguidato di un ago attraverso l’addome materno per prelevare i villi coriali o il liquido amniotico.
La villocentesi va effettuata tra l’undicesima e la dodicesima settimana di gestazione e prevede il prelievo dei villi coriali, quel tessuto che avvolge l’embrione e che darà poi origine alla placenta. Le cellule così prelevate vengono coltivate per poter poi estrarre in DNA fetale da esaminare per valutare il cariotipo del feto.
L’amniocentesi, eseguita in ambulatorio, tra la sedicesima e la diciottesima settimana e consiste nel prelievo di liquido amniotico in un periodo della gravidanza in cui si presuppone che il quantitativo di liquido sia ottimale e la presenza al suo interno di cellule fetali sia sufficiente.

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